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In caso di cessione dei diritti d’autore, per poter invocare l’esenzione IVA, l’opera deve essere connotata da originalità e creatività. Il concetto di creatività non deve coincidere necessariamente ed esclusivamente con quello di novità assoluta dell’opera, ma rileva la semplice sussistenza di un atto creativo.

Tale principio è stato statuito dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con sentenza n. 1983/2019.


Il questionario trasmesso al contribuente ai sensi dell’art. 32 d.P.R. 600/1973 deve indicare specificatamente i documenti di cui l’Amministrazione Finanziaria richiede la produzione. Solo in questo caso, può operare la preclusione di cui all’art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973, norma a mente della quale non sono utilizzabili in giudizio i dati e i documenti non forniti in sede di risposta al questionario.


Il contribuente può impugnare il provvedimento di diniego dell’istanza di autotutela nonostante non sia uno degli atti ricompresi nell’elenco di cui all’art. 19 d.lgs. 546/1992, in ragione della concreta lesività di tale atto per la sua posizione. Il vaglio sulla legittimità di questo provvedimento deve tuttavia riguardare vizi propri dello stesso e non dell’atto presupposto, ormai definitivo.


L’Amministrazione finanziaria non può emettere una cartella utilizzando lo strumento del controllo formale, di cui all’art. 36 ter d.P.R. 600/1973, nel caso in cui sia necessario interpretare e valutare la documentazione prodotta dal contribuente, allo scopo di determinare la detraibilità dei costi. In questa ipotesi è necessario un avviso di accertamento esplicitamente motivato.


Questa sentenza della Ctr per la Lombardia stabilisce che l’Amministrazione finanziaria deve accertare in concreto il comportamento del contribuente per verificare se quest’ultimo ha utilizzato stratagemmi al fine di ottenere un indebito vantaggio fiscale, in quanto il contribuente non può essere obbligato ad organizzare i propri affari economici nel modo fiscalmente più oneroso.


Il Tribunale di Milano, Sez. IV Penale, si è recentemente pronunciato in merito al reato di appropriazione indebita, analizzandone l’elemento oggettivo.

Nello specifico la pronuncia in esame sancisce che non sussiste il delitto in questione nell’ipotesi in cui l’amministratore di una società riceve dalla stessa una somma a titolo di prestito, riconosce il debito, lo espone puntualmente nei bilanci e lo restituisce alla società, nel caso di specie tramite la distribuzione degli utili.


Nei procedimenti penali per reati tributari il cui dibattimento è iniziato prima del 22 ottobre 2015, data di entrata in vigore del d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158, l’intervenuto pagamento dell’intero debito fiscale prima del giudicato permette l’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 13 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74.

Questo principio è stato affermato di recente dal Tribunale di Milano, sezione I penale, in un processo per omesso versamento I.V.A., la cui prima udienza era stata celebrata il giorno 10 dicembre 2014, quasi un anno prima della riforma dei reati tributari.