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(caso trattato dallo Studio Stufano Gigantino e Associati)

Nel determinare i redditi di un ristorante mediante accertamento analitico-induttivo, disciplinato dall’art. 39, c. 1, l. d), d.P.R. 600/1973, l’Amministrazione Finanziaria deve considerare un dato normale, ossia la circostanza che parte degli alimenti acquistati per il confezionamento dei pasti siano destinati ad altri usi, come, a titolo esemplificativo, l’autoconsumo da parte dei dipendenti.


L’art. 20 d.p.r. 131/1986 in origine riproduceva quasi esattamente il testo dell’art. 19 d.p.r. 634/1972, formulato, in occasione della riforma degli anni ‘70 del secolo scorso, proprio in funzione del superamento del dibattito dottrinale che si era avuto intorno all’art. 8 R.D. 3269/1923, e che aveva riguardato, appunto, i dubbi interpretativi in ordine alla portata interpretativa del termine “effetti” (senza altra specificazione) degli atti, contenuto in quest’ultima norma. Il dibattito si era focalizzato esattamente sull’interpretazione di quell’espressione, vale a dire se essa dovesse essere intesa come riferimento agli “effetti giuridici” ovvero agli “effetti economici” degli atti sottoposti a imposta di registro.


Al fine di favorire la ricerca innovativa in campo industriale, l’art. 1, c. 280, l. 296/2006 ha attribuito alle imprese, per i periodi di imposta 2007, 2008 e 2009, un credito di imposta pari al 10% dei costi sostenuti per l’espletamento di attività di ricerca e sviluppo in ambito industriale. In altre parole, le società, per il solo fatto di avere posto in essere progetti volti al potenziamento dei propri prodotti e processi industriali, maturavano automaticamente un credito di natura fiscale da poter utilizzare in compensazione con le imposte dovute.


In caso di cessione dei diritti d’autore, per poter invocare l’esenzione IVA, l’opera deve essere connotata da originalità e creatività. Il concetto di creatività non deve coincidere necessariamente ed esclusivamente con quello di novità assoluta dell’opera, ma rileva la semplice sussistenza di un atto creativo.

Tale principio è stato statuito dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con sentenza n. 1983/2019.


Il questionario trasmesso al contribuente ai sensi dell’art. 32 d.P.R. 600/1973 deve indicare specificatamente i documenti di cui l’Amministrazione Finanziaria richiede la produzione. Solo in questo caso, può operare la preclusione di cui all’art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973, norma a mente della quale non sono utilizzabili in giudizio i dati e i documenti non forniti in sede di risposta al questionario.


Il contribuente può impugnare il provvedimento di diniego dell’istanza di autotutela nonostante non sia uno degli atti ricompresi nell’elenco di cui all’art. 19 d.lgs. 546/1992, in ragione della concreta lesività di tale atto per la sua posizione. Il vaglio sulla legittimità di questo provvedimento deve tuttavia riguardare vizi propri dello stesso e non dell’atto presupposto, ormai definitivo.


L’Amministrazione finanziaria non può emettere una cartella utilizzando lo strumento del controllo formale, di cui all’art. 36 ter d.P.R. 600/1973, nel caso in cui sia necessario interpretare e valutare la documentazione prodotta dal contribuente, allo scopo di determinare la detraibilità dei costi. In questa ipotesi è necessario un avviso di accertamento esplicitamente motivato.


Questa sentenza della Ctr per la Lombardia stabilisce che l’Amministrazione finanziaria deve accertare in concreto il comportamento del contribuente per verificare se quest’ultimo ha utilizzato stratagemmi al fine di ottenere un indebito vantaggio fiscale, in quanto il contribuente non può essere obbligato ad organizzare i propri affari economici nel modo fiscalmente più oneroso.