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Il contribuente può impugnare il provvedimento di diniego dell’istanza di autotutela nonostante non sia uno degli atti ricompresi nell’elenco di cui all’art. 19 d.lgs. 546/1992, in ragione della concreta lesività di tale atto per la sua posizione. Il vaglio sulla legittimità di questo provvedimento deve tuttavia riguardare vizi propri dello stesso e non dell’atto presupposto, ormai definitivo.


L’Amministrazione finanziaria non può emettere una cartella utilizzando lo strumento del controllo formale, di cui all’art. 36 ter d.P.R. 600/1973, nel caso in cui sia necessario interpretare e valutare la documentazione prodotta dal contribuente, allo scopo di determinare la detraibilità dei costi. In questa ipotesi è necessario un avviso di accertamento esplicitamente motivato.


Questa sentenza della Ctr per la Lombardia stabilisce che l’Amministrazione finanziaria deve accertare in concreto il comportamento del contribuente per verificare se quest’ultimo ha utilizzato stratagemmi al fine di ottenere un indebito vantaggio fiscale, in quanto il contribuente non può essere obbligato ad organizzare i propri affari economici nel modo fiscalmente più oneroso.


Il Tribunale di Milano, Sez. IV Penale, si è recentemente pronunciato in merito al reato di appropriazione indebita, analizzandone l’elemento oggettivo.

Nello specifico la pronuncia in esame sancisce che non sussiste il delitto in questione nell’ipotesi in cui l’amministratore di una società riceve dalla stessa una somma a titolo di prestito, riconosce il debito, lo espone puntualmente nei bilanci e lo restituisce alla società, nel caso di specie tramite la distribuzione degli utili.


Nei procedimenti penali per reati tributari il cui dibattimento è iniziato prima del 22 ottobre 2015, data di entrata in vigore del d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158, l’intervenuto pagamento dell’intero debito fiscale prima del giudicato permette l’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 13 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74.

Questo principio è stato affermato di recente dal Tribunale di Milano, sezione I penale, in un processo per omesso versamento I.V.A., la cui prima udienza era stata celebrata il giorno 10 dicembre 2014, quasi un anno prima della riforma dei reati tributari.


Oggetto: INVALIDITÀ DELL’ATTO DI ACCERTAMENTO

Commissione Tributaria Regionale per la Lombardia– sez. 27 sent. N. 1613/2016 del 18 marzo 2016 – Pres. Ersilio Secchi e  Rel. Candido Antonio

INTITOLAZIONE: VERIFICHE A TAVOLINO – INVALIDITÀ DELL’ATTO DI ACCERTAMENTO – OBBLIGO DEL PREVENTIVO CONTRADDITORIO

 

MASSIMA:

Anche per le verifiche a tavolino, effettuate ex. articolo 12, comma 1, dello Statuto dei Diritti del Contribuente nei locali ove il soggetto esercita la sua attività professionale o imprenditoriale, sussiste l’obbligo del contraddittorio preventivo.

Alla luce del combinato disposto dell’art. 24 della L. n. 4/1929 e dell’art. 12, comma 7, della L.212/2000  l’amministrazione è tenuta al duplice obbligo di redigere il processo verbale per la constatazione delle violazioni fiscali poste in essere dal contribuente e di concedere a quest’ultimo un termine di 60 giorni, decorrenti dal rilascio del processo verbale, prima di procedere con l’emanazione dell’avviso di accertamento.

La violazione dei suddetti obblighi espressamente previsti dall’ordinamento, comporta l’invalidità dell’atto di accertamento.

Riferimenti normativi: Art. 24, L. n. 4/1929 e art. 12, commi 1 e 7, L. 212/2000.

Rosa Galetta


Oggetto: IMPOSTA DI REGISTRO
Commissione Tributaria Regionale per la Lombardia– sez. 27 sent. N. 955/2016 del 22 febbraio 2016 – Pres. Giuseppe Ezio Cusumano e Rel. Giacomo Rota

INTITOLAZIONE: IMPOSTA DI REGISTRO – CONFERIMENTO RAMO D’AZIENDA – ABUSO DEL DIRITTO – CONTRADDITTORIO ENDOPROCEDIMENTALE

 

MASSIMA:

Il conferimento di ramo d’azienda a favore di una società neo costituita, seguito da cessione delle partecipazioni ricevute da quest’ultima ad altra società non è riqualificabile quale cessione diretta d’azienda  da assoggettare ad imposta di registro proporzionale.
Ai sensi dell’art. 20 d.P.R. n. 131 del 1986, gli atti presentati alla registrazione vengono tassati esclusivamente alla luce della loro natura intrinseca e dei loro effetti giuridici, desunti nei limiti della qualificazione civilistica ad essi attribuita. Ne consegue che l’Amministrazione finanziaria, al contrario di quanto accade per le imposte dirette,  non è legittimata a dar rilievo al risultato economico complessivo dell’operazione, ma ad applicare l’imposta di registro sulla base dell’effetto giuridico di ogni singolo atto.  L’art. 20 d.P.R. n. 131 del 1986 non ha dunque portata antielusiva generale.

Nel caso in esame, ai fini dell’imposta di registro, le cessioni devono essere ex lege valutate singolarmente e pertanto il risparmio fiscale eventualmente conseguito non integra un abuso del diritto; tuttavia, se pur si volessero ricomprendere tali atti nel novero delle condotte abusive,  l’avviso di liquidazione sarebbe in ogni caso invalidato dall’assenza del contradditorio preventivo con il contribuente.

Il Collegio non condivide infatti la distinzione sancita dalla Corte di Cassazione e Sezioni Unite con sentenza n. 24823 del 2015, tra tributi armonizzati e non ai fini del necessario esperimento di contradditorio preventivo in mancanza di una espressa previsione normativa.

La Commissione sostiene l’operatività generale dell’obbligo di contraddittorio endoprocedimentale quale conseguenza dell’applicazione dei principi costituzionali di eguaglianza ex. art. 3, di diritto alla difesa ex. art. 24 e di buon andamento della pubblica amministrazione ex. art. 97.

Riferimenti normativi: Art. 20 d.P.R. 131 del 1986 e art. 37-bis del d.P.R. 600 del 1973.

Riferimenti giurisprudenziali conformi: Cass. Civ. del 25 novembre 2015 n. 24024;

  • Cass. Civ. dell’11 dicembre 2015 n.25005;
  • Comm. Trib. Provinciale di Milano n. 153/2012;
  • Comm. Trib. Provinciale di Reggio Emilia 126/2012;
  • Cass. Civ. del 7 novembre 2012 n. 19234;
  • Cass. Civ. del 14 gennaio 2015 n. 406.

Riferimenti giurisprudenziali difformi: Cass. Sez.U. del 9 dicembre 2015 n. 24823

Rosa Galetta


IL CONTRADDITTORIO ENDOPROCEDIMENTALE: UN DIRITTO ALQUANTO CONTROVERSO.

I diritti e le garanzie di partecipazione del contribuente, sottoposto a verifiche fiscali da parte dell’Amministrazione finanziaria, sono enucleate nel disposto normativo dell’art. 12 l. 212/2000 (cd. Statuto del Contribuente).In particolare, il comma 7 dell’art. 12 stabilisce che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori”.
La norma in esame attribuisce un pieno diritto al contraddittorio nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente. A quest’ultimo viene, infatti riconosciuta la possibilità di presentare memorie o documenti, allo scopo di fornire all’ente accertatore chiarimenti in merito alle operazioni svolte e alle determinazioni assunte nell’ambito della verifica.
Tale principio è stato per lungo tempo oggetto di applicazione restrittiva, in quanto l’orientamento consolidato della giurisprudenza e l’interpretazione tradizionale della dottrina ne hanno riconosciuto l’applicabilità limitatamente ai soli casi di accessi, ispezioni e verifiche.


NIENTE NE BIS IN IDEM SE LA SANZIONE E’ IRROGATA A SOGGETTI DIVERSI.

 

In materia di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, non sussiste ne bis in idem nell’ipotesi in cui la sanzione amministrativa per il mancato versamento sia stata applicata alla persona giuridica, titolare dell’obbligazione tributaria, e imputato del reato di cui all’art. 10ter d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 sia il suo rappresentante legale.

Questo è quanto affermato dalla sentenza n. 9224 emessa dalla III Sezione Penale della Corte di Cassazione in data 27 maggio 2015 e depositata il 7 marzo 2016.

La Suprema Corte si è pronunciata sulla legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente disposto a seguito dell’omissione del versamento I.V.A. da parte di una società a responsabilità limitata.

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