Jun
03

2015

La circolare Assonime



La Circolare Assonime n. 16 del 19 maggio 2015, ha affrontato alcuni rilevanti aspetti della procedura di voluntary disclosure per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero di cui alla Legge n. 186 del 15 dicembre 2014. In particolare, la Circolare in oggetto fornisce alcuni chiarimenti su talune controverse tematiche, anche in parte richiamandosi alla Circolare dell’Agenzia delle Entrare n. 10/E del 13 marzo 2015.

Fra gli spunti più significativi si possono annoverare i seguenti:
Il primo punto concerne il tema della violazione delle norme in materia di antiriciclaggio e di monitoraggio fiscale e la complessa tematica dell’identificazione dei soggetti che possono aderire alla procedura di collaborazione volontaria nel caso in cui le attività estere siano possedute indirettamente per il tramite di enti, altri dispositivi o società fittiziamente interposti. Premesso che i soggetti interponenti debbano ottemperare agli obblighi dichiarativi ai fini del monitoraggio fiscale, indipendentemente dalla verifica dei requisiti di possesso e di controllo (tali soggetti sono le persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali che detengono attività all’estero per il tramite di società “schermo” intestazioni fiduciarie, che sono da considerarsi come non esistenti), la procedura di collaborazione volontaria deve essere attivata dal soggetto residente interponente che di fatto ha conservato il potere di disporre delle attività detenute all’estero.

Tuttavia, data la molteplicità dei casi che possono verificarsi, è opportuno che la valutazione venga effettuata volta per volta sui casi concreti. A tal proposito, Assonime offre un’elencazione di fattispecie di possesso indiretto di attività estere:
i) il Trust fittiziamente interposto, che si realizza quando il disponente continua a mantenere il controllo dei beni conferiti nel trust, che di fatto sono nella sua disponibilità o in quella dei beneficiari. In tal caso, saranno il settlor e/o i beneficiari a dover dichiarare le consistenze oggetto del trust, che sono formalmente conferite nel trust (sia in caso di trust fittizio estero che detiene beni in Italia sia in quello di trust italiano che detiene attività all’estero). Qualora il trust non abbia natura fittizia, il soggetto che può aderire alla procedura di collaborazione volontaria è il trustee;

ii) la Società fittizia non residente, che corrisponde a “una società localizzata in un Paese avente fiscalità privilegiata, non soggetta ad alcun obbligo di tenuta delle scritture contabili, in relazione alla quale lo schermo societario appare meramente formale e ben si può sostenere che la titolarità dei beni intestati spetti in realtà al socio”. In tale ipotesi, il soggetto residente sarà tenuto ad indicare nel quadro RW della dichiarazione sia il valore della partecipazione in essa detenuta, il suo valore, sia le attività detenute tramite la stessa.

Inoltre, Assonime precisa un altro punto controverso relativo ai cosiddetti “titolari effettivi” e all’intreccio che si viene a creare, in determinate situazioni, tra interposizione fittizia e interposizione reale. Infatti l’interposizione reale di una società residente in un Paese non collaborativo, ove il contribuente sia da considerare titolare effettivo, è assimilata ai fini dei suddetti obblighi all’interposizione fittizia tramite uno schermo societario estero, dovendo in tali casi l’interponente (o il titolare effettivo) dichiarare il valore degli investimenti e delle attività di natura finanziaria intestati alla società estera e la relativa percentuale di partecipazione detenuta nella società (e non il valore della partecipazione). Ancora più complesso appare l’intreccio tra interposizione fittizia e interposizione reale, qualora ci si trovi in presenza di un trust non fittizio. In tal caso, infatti, si applica l’approccio “trasparente” (cd. look through), non solo quando il trust sia localizzato in un Paese non collaborativo, ma anche quando esso risieda in un Paese collaborativo, comportando che il titolare sia tenuto ad indicare nel Quadro RW il valore complessivo degli investimenti e delle attività del trust e la percentuale di patrimonio dell’entità stessa.

Altro nodo spinoso, riguarda la posizione dei soggetti coobbligati alla regolarizzazione: a tal proposito la Circolare Assonime precisa che gli obblighi di compilazione del quadro RW sono posti a carico di ciascun soggetto intestatario del diritto di proprietà o altro diritto reale sulle attività estere oggetto della regolarizzazione, in relazione alla percentuale di possesso e alla natura del proprio diritto. Pertanto, la procedura di voluntary disclosure risulta attivabile separatamente – oltre che da ciascun soggetto titolare di attività estere – anche da quanti ne abbiano la disponibilità o il potere di movimentazione. Fermo restando che dovranno essere presentate tante istanze di adesione per quanti sono i titolari di deleghe ad operare sui conti, indipendentemente dalle effettive modalità di esercizio delle stesse, per quel che concerne la difficoltà operativa connessa all’identificazione di coloro che hanno “la disponibilità e il potere di movimentazione dei conti”, Assonime ribadisce quanto già espresso dall’Agenzia delle Entrate, secondo la quale la stessa si ha quando un soggetto ha “una delega al prelievo e non soltanto una mera delega ad operare per conto dell’intestatario”.

Infine, la Circolare precisa anche gli effetti dei recenti accordi dell’Italia con i Paesi di black list per un effettivo scambio di informazioni, confermando un’interpretazione, già dominante tra gli operatori, relativa all’ambito applicativo temporale dei cd. scambi d’informazione tra i Paesi firmatari. Infatti, Assonime sul punto, senza mezzi termini, fa risalire l’applicabilità dello strumento informativo al giorno della firma dell’accordo col “Paese collaborativo”, non offrendo alcun margine di apertura ad un’applicazione retroattiva precedente a tale data (l’efficacia retroattiva è prevista per il solo periodo precedente alla ratifica e può retroagire esclusivamente fino al giorno della firma da parte degli Stati contraenti).

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