Apr
13

2015

LINEA GARANTISTA DELLA SPAGNA SULL’USO DELLA LISTA FALCIANI



Durante il primo semestre del 2010, il Ministero delle Finanze spagnolo ricevette un elenco di 659 contribuenti spagnoli, clienti delle filiali svizzere di HSBC. Questo elenco venne fornito dall’ex impiegato dell’istituto bancario, Hervè Falciani il quale decise, agendo così, di violare le leggi svizzere e commettere un reato penale.

Ciononostante, il fisco spagnolo procedette poche settimane dopo a notificare 558 comunicati o ingiunzioni al pagamento ai contribuenti di quella lista. In dette ingiunzioni, il Ministero delle Finanze comunicava ai contribuenti che aveva in suo potere informazioni e dati secondo i quali questi soggetti disponevano di fondi nei conti della HSBC svizzera per le annualità ancora accertabili.

Di seguito, si avvertivano i contribuenti che all’Agenzia delle Entrate non  risultava  che avessero dichiarato nell’IRPEF redditi provenienti da questi fondi durante l’ultima dichiarazione dei redditi e gli veniva richiesto di presentare le dichiarazioni alle quali fossero obbligati.

Così il fisco spagnolo cominciò un procedimento tributario che aveva come obiettivo il controllo del rispetto delle obbligazioni formali. Nel caso in cui i contribuenti che avevano ricevuto l’ingiunzione non regolarizzassero volontariamente la loro situazione, l’Agenzia delle Entrate li avvertiva che si sarebbe proceduto ad un procedimento di verifica e indagine. Allo stesso modo gli si rendeva disponibile una linea telefonica diretta per ottenere più informazioni sul caso.

In seguito a ciò, numerosi contribuenti regolarizzarono la loro situazione fiscale, presentando dichiarazioni complementari dell’IRPEF degli ultimi quattro periodi di imposta ancora accertabili.  Così, fu evitata l’apertura d’ispezioni e indagini fiscali, inclusa l’apertura di procedimenti penali per reati fiscali.

Si calcola che l’Agenzia delle Entrate avrebbe ottenuto 260 milioni di Euro provenienti dalla regolarizzazione volontaria che abbiamo menzionato poc’anzi. In questa regolarizzazione l’Agenzia delle Entrate limitò – con istruzioni esplicite – l’apertura di una procedura sanzionatoria esclusivamente agli interessi non dichiarati provenienti dai fondi depositati nei conti svizzeri.

Tuttavia, il modo di agire dei funzionari del fisco spagnolo non fu esente da critiche e polemiche ma associazioni d’ispettori e funzionari del Ministero delle Finanze denunciarono l’irregolarità del procedimento impiegato per il pagamento del debito dei contribuenti selezionati, ricorrendo contro gli alti funzionari del Ministero delle finanze  e dell’Agenzia delle Entrate dell’epoca. Tanto il Tribunale di Madrid, chiamato in Spagna Juzgado de Instrucción nº 37 di Madrid, come la Prima Sezione dell’Audiencia Provincial di Madrid si accordarono per l’archiviazione senza procedimento d’indagine.

Infatti, secondo la normale prassi dell’Agenzia delle Entrate quando vengono accertati redditi non dichiarati, si inizia immediatamente un procedimento d’indagine o ispezione, da cui possono derivare gravi conseguenze per il contribuente infedele. La giustificazione data dai vecchi responsabili del Ministero delle finanze è che, in caso di dubbio sulla validità della “lista” e la possibilità che i giudici considerassero l’origine illecita, essendo stata sottratta alla HSBC, si scelse una procedura di gestione per il controllo degli obblighi fiscali e non per l’apertura di una procedura di ispezione che avrebbe potuto essere annullata, perdendo la possibilità di riscuotere, buona parte del debito tributario. Indipendentemente dalla utilizzazione dell’informazione apportata dal Sig. Falciani in diverse investigazioni e procedimenti in corso (Gürtel, Bárcenas, Pujol; ecc.), nella pratica, la decisione di non aprire ispezioni contro i contribuenti che apparivano nella  “lista Falciani” comporta dare una seconda opportunità a gran parte di loro, evitando che si potessero avviare contro di loro cause penali per delitto fiscale da cui deriva anche il carcere (se  la frode supera la soglia di 120.000 euro).

Dopo aver ricevuto l’ingiunzione al pagamento da parte dell’Agenzia Tributaria, 306 dei 558 destinatari delle comunicazioni speciali presentarono dichiarazioni complementari considerate come “spontanee” dal Ministero delle Finanze.

In questo caso l’Agenzia Tributaria spagnola optò per cercare una utilità all’informazione illecitamente ottenuta e dar un senso pratico alla sua azione, tracciando una strategia non aggressiva e certamente diplomatica. Questa strategia ha avuto come risultato una riscossione straordinaria di 260 milioni di euro e ha protetto dallo scandalo alcuni dei maggiori patrimoni del paese.

 

Avv. Marcos Arbeloa

Avv. Javier De La Vega