Nov
14

2017

È illegittimo il provvedimento di diniego dell’istanza di autotutela se l’Amministrazione finanziaria non considera l’evento sopravvenuto



Il contribuente può impugnare il provvedimento di diniego dell’istanza di autotutela nonostante non sia uno degli atti ricompresi nell’elenco di cui all’art. 19 d.lgs. 546/1992, in ragione della concreta lesività di tale atto per la sua posizione. Il vaglio sulla legittimità di questo provvedimento deve tuttavia riguardare vizi propri dello stesso e non dell’atto presupposto, ormai definitivo.

Ciò accade ogni qualvolta il contribuente chieda, mediante la proposizione dell’istanza di autotutela, la rivalutazione della sua precedente determinazione per un mutamento di scenario dovuto ad eventi nuovi e sopravvenuti e l’Amministrazione, all’esito della nuova istruttoria posta in essere, rigetti la richiesta. In questo caso, infatti, con l’impugnazione del diniego di autotutela non si sindaca la legittimità dell’atto presupposto, ma quella del nuovo provvedimento impositivo.

Questo è quanto affermato dalla Ctp di Milano con la sentenza in esame, concernente una vicenda peculiare. Una società, infatti, aveva presentato all’Amministrazione finanziaria una proposta di transazione fiscale inserita all’interno di una procedura pre fallimentare. Nel corso dei mesi successivi, la società, per ottenere una determinazione in merito da parte dell’Agenzia delle Entrate, aveva presentato diverse integrazioni, migliorando la propria istanza. Nel frattempo, l’Amministrazione Finanziaria aveva consolidato il debito tributario iscrivendolo integralmente a ruolo a titolo straordinario, comprensivo di interessi e sanzioni in misura piena, ed emettendo le relative cartelle.

Nell’anno e mezzo successivo, a fronte del perdurante silenzio dell’Amministrazione, la società è riuscita ad uscire dalla crisi finanziaria svendendo il proprio ramo d’azienda produttivo e reperendo i fondi per saldare tutte le proprie pendenze tributarie. Ha quindi rinunciato alla transazione fiscale, chiedendo contestualmente lo sgravio delle maggiori sanzioni applicate nelle cartelle di pagamento, e di essere rimessa nei termini per poter pagare le sanzioni nella misura del 10%, ai sensi dell’art. 2 d.lgs. 426/1997. La società ha chiesto inoltre lo sgravio dell’aggio di riscossione applicato alle cartelle.

L’Amministrazione ha rigettato l’istanza di sgravio, con provvedimento tempestivamente impugnato dalla società. Nelle more, a seguito della notifica dell’atto di intimazione al pagamento dell’intero debito tributario, comprensivo di sanzioni in misura piena e aggio di riscossione, la società ha provveduto all’immediato pagamento di quanto dovuto.

La Ctp ha ritenuto che il momento della rinuncia alla transazione fiscale rappresenta un evento sopravvenuto che l’Amministrazione finanziaria avrebbe dovuto prendere in considerazione provvedendo in autotutela allo sgravio dei maggiori aggi e delle maggiori sanzioni applicate, che risultano incongrue in quanto parificano il comportamento onesto e collaborativo della società a quello di un qualunque contribuente inadempiente. Queste, pertanto, devono essere ridotte alla misura del 10%. Lo stesso vale per l’aggio, ridotto al 4,65% in quanto il ritardo nel pagamento delle cartelle non è dipeso dalla società.

Il provvedimento di diniego dell’istanza di autotutela deve quindi essere annullato e, conseguentemente, l’Amministrazione finanziaria e l’Agente della riscossione sono stati condannati in solido al rimborso delle maggiori sanzioni e dei maggiori aggi pagati dal contribuente.

Dott.ssa Pamela Nittoli

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