Mar
09

2016

Il contraddittorio precontenzioso: una storia infinita – 1



IL DIRITTO AL CONTRADDITTORIO: LA S.S.U.U. n. 24823/2015 E LA CORTE COST.  n. 132/2015 A CONFRONTO

 

Con la sentenza 9 dicembre 2015 n. 24823 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno riaperto il dibattito sulla delicata questione del contraddittorio precontenzioso in ambito tributario.

Querelle, quella relativa all’estensibilità delle garanzie di partecipazione del contribuente al procedimento impositivo, che sembrava di fatto risolta a seguito della sentenza 7 luglio 2015 n. 132 della Corte Costituzionale.

La sentenza della Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 132/2015 la Corte Costituzionale, investita in ordine alla questione di legittimità dell’art. 37 bis, comma 4, D.P.R. n. 600/1973 con ordinanza 5 novembre 2013 della Corte di Cassazione, ha statuito che il contraddittorio precontenzioso in materia di abuso del diritto è un principio inviolabile.

L’importanza della pronuncia della Consulta appare ancora più evidente se si considera la portata generale delle considerazioni che rassegna.

I giudici costituzionali, pur non esprimendosi direttamente sull’applicabilità generale del contraddittorio precontenzioso con l’Amministrazione, hanno confermato che le norme tributarie a garanzia del contraddittorio preventivo rappresentano l’attuazione del «rispetto del diritto di difesa», il quale, a sua volta, è «principio generale del diritto comunitario».

La Corte, infatti, nel rigettare come infondate le censure di legittimità promosse dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza di rimessione, muove dall’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità in merito. Questa da tempo è ferma nel ritenere, che «l’amministrazione finanziaria che intenda contestare fattispecie elusive, anche se non riconducibili alle ipotesi contemplate dall’art. 37-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, è tenuta, a pena di nullità dell’atto impositivo, a richiedere chiarimenti al contribuente e a osservare il termine dilatorio di sessanta giorni, prima di emettere l’avviso di accertamento».

Ciò vale – afferma la Corte Costituzionale – sia per le ipotesi elusive, sia in tema di accessi ex art. 12, comma 7, dello Statuto del Contribuente, casi nei quali la violazione del contraddittorio endoprocedimentale comporta la nullità dell’accertamento, «anche in mancanza di un’espressa comminatoria».

Considerazioni – queste ultime – alle quali consegue il riconoscimento del «contraddittorio endoprocedimentale» quale «principio fondamentale immanente nell’ordinamento, operante anche in difetto di una espressa e specifica previsione normativa, a pena di nullità dell’atto finale del procedimento».

Di conseguenza, né il principio generale antielusivo né la mancanza di una espressa previsione di una sanzione – conclude la Corte Costituzionale – consentono  l’esclusione della «applicazione del principio generale di partecipazione del contribuente al procedimento».

Il ragionamento della Consulta è chiaro: il contraddittorio è un valore generale dell’ordinamento, che deve essere garantito sempre, anche nel caso in cui la norma non lo preveda espressamente. È un principio fondamentale, che non deve essere ribadito o riaffermato. Deve essere dato per acquisito.

La sentenza della Corte di Cassazione n. 24823/15. I giudici di legittimità offrono, invece, un articolato ragionamento volto ad escludere la sussistenza di un principio generale al contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria.

Per fare ciò, affrontano anche le conclusioni rassegnate dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 132/15, senza riuscire, però, a smentirle davvero.

Si limitano a riportare in estrema sintesi l’oggetto della questione risolta dai giudici costituzionali, sostenendo che questi ultimi abbiano deciso di «non prendere posizione sul tema dell’esistenza di una clausola generale di contraddittorio endoprocedimentale», dimenticando, però, di menzionare le vere conclusioni della Corte Costituzionale sopra descritte.

Al contrario di quanto sostengono i giudici di legittimità nella sentenza n. 24823/15, la Corte Costituzionale non ha solo «evoca[to] (genericamente) il principio generale di diritto comunitario del rispetto dei diritti di difesa» per giustificare il diritto al contraddittorio anche nelle ipotesi che non lo prevedono espressamente, bensì ha fondato proprio su di esso il riconoscimento del contraddittorio come principio generale anche del nostro ordinamento.

 

dr. Enrico Ferrara

 

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