Jun
29

2018

Questionario: la Cassazione fissa i limiti della preclusione processuale.



Il questionario trasmesso al contribuente ai sensi dell’art. 32 d.P.R. 600/1973 deve indicare specificatamente i documenti di cui l’Amministrazione Finanziaria richiede la produzione. Solo in questo caso, può operare la preclusione di cui all’art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973, norma a mente della quale non sono utilizzabili in giudizio i dati e i documenti non forniti in sede di risposta al questionario.

La preclusione di cui all’art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973, inoltre, non si applica neanche quando i documenti richiesti nel questionario sono già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria. È infatti onere dell’Agenzia delle Entrate produrre in giudizio ogni documento nella sua disponibilità, anche favorevole al contribuente, senza doverne chiedere nuovamente copia al contribuente.

Questi sono i principi di diritto espressi dalla Suprema Corte – sezione V civile – nell’ordinanza n. 16548 depositata in data 22 giugno 2018.

La vicenda contenziosa all’esame della Cassazione trae origine dalla notifica di due avvisi di accertamento per gli anni 2004 e 2005, emessi successivamente alla notifica di un questionario volto ad indagare eventuali incrementi nel patrimonio del contribuente per gli anni dal 2004 al 2009.

Il contribuente aveva impugnato gli atti impositivi, producendo in giudizio ulteriore documentazione, relativa ad annualità antecedenti al 2004 – non oggetto del questionario – idonea a dimostrare l’inesistenza di qualsiasi reddito sottratto a tassazione per i periodi oggetto di contestazione. Nel ricorso, era stato sottolineato come parte dei documenti prodotti in giudizio fosse già stata consegnata all’Amministrazione in risposta ad un altro e precedente questionario, circostanza questa già fatta presente all’Ufficio nella risposta del questionario da cui erano scaturiti gli avvisi di accertamento impugnati.

La Commissione Tributaria Provinciale aveva accolto il ricorso, ritenendo fondate le doglianze del contribuente e accertando, in base ai documenti prodotti in giudizio, l’assenza di qualsivoglia incremento patrimoniale negli anni 2004 e 2005.

La Commissione Tributaria Regionale, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate, aveva sostenuto l’inutilizzabilità, ai sensi dell’art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973 della documentazione prodotta dal contribuente per la prima volta a corredo del ricorso introduttivo del giudizio, sostenendo che tali documenti avrebbero dovuto comunque essere prodotti in risposta al questionario, anche se non espressamente richiesti dall’Ufficio e anche se alcuni di questi erano già a conoscenza dell’Agenzia perché prodotti in altra sede.

La Corte di Cassazione, accogliendo integralmente il ricorso del contribuente, ha evidenziato come la notifica del questionario abbia la finalità di stimolare un contraddittorio preventivo tra l’Amministrazione Finanziaria e il contribuente, in applicazione dei principi di lealtà, collaborazione e correttezza propri dell’attività erariale.

Proprio in base a questi principi, nel questionario l’Amministrazione deve avvertire espressamente il contribuente che non potrà produrre in giudizio i dati e i documenti non forniti in sede precontenziosa, ai sensi dell’art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973. Questa preclusione, tuttavia, opera soltanto per i documenti specificatamente richiesti dall’Ufficio, dovendosi interpretare il dettato normativo di cui al citato art. 32, c. 4, d.P.R. 600/1973 coerentemente al diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost. e al principio di capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost.

Da ciò deriva che, nel caso di specie, sonon utilizzabili i documenti relativi ad annualità antecedenti il 2004, prodotti per la prima volta in giudizio, perché esulanti dalle richieste del questionario.

Per quanto riguarda invece i documenti prodotti anch’essi per la prima volta in giudizio, ma già in possesso dell’Amministrazione perché consegnati in risposta a un precedente questionario, la Corte di Cassazione ne ha riconosciuto l’utilizzabilità, affermando che, ai sensi del combinato disposto dell’art. 6 l. 212/2000 e dell’art. 18 l. 241/1990, l’Agenzia delle Entrate non può richiedere al contribuente dati e informazioni già nella sua disponibilità, ma, al contrario, è onerata dal produrre tali documenti in giudizio, anche se favorevoli alla posizione del contribuente.

Avv. Camilla Consorti

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