Una radicale riforma fiscale non si può più rinviare. Proposte concrete non se ne vedono ancora. Solo qualche spot o qualche dichiarazione di principio.

Ma se si deve fare una riforma del sistema tributario, da dove occorre partire?

Certamente dalle imposte sui redditi. È questa l’area fiscale più contigua all’andamento dell’economia, ed è questa la leva più importante della crescita.

Certo, poi bisogna rivedere tesse e balzelli sparsi qua e là nei meandri della giungla fiscale, ma un corretto approccio a una riforma radicale non può che partire dalle imposte dirette.

Ma non è solo una questione di togliere e aggiungere. Per riformare il sistema occorre passare attraverso una corposa semplificazione delle leggi fiscali e attraverso la creazione di un processo tributario degno di questo nome.

Insomma, sono tante e diverse le cose da fare.

Con il nostro blog inauguriamo la rubrica delle inchieste partendo proprio dallo stato di salute del nostro sistema fiscale, per interrogarci e cercare di capire quali e dove sono i problemi su cui intervenire, e perché.

In questo primo episodio affronteremo il tema delle imposte sui redditi dell’attività di impresa, cercando di mettere in luce le incongruenze e i paradossi prodotti da una sedimentazione normativa che ha finito per stravolgere il senso della tassazione dei redditi prodotti da chi fa impresa, arrivando a violare clamorosamente i criteri di progressività e di capacità contributiva imposti dalla Costituzione.

Questo mese, il blog tratta altri due argomenti: il soggetto passivo della tassazione nei casi di interposizione reale (con un commento a una sentenza della Corte di cassazione) e il contraddittorio nel procedimento tributario (attraverso una ricognizione accurata che si svolgerà in più episodi di cui questo contributo è il primo della serie).

Buona lettura!

1° luglio 2021

Sebastiano Stufano