Il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti è integrato dal subappaltatore il quale, privo di dipendenti e di qualsivoglia struttura aziendale idonea all’attività oggetto del contratto, si avvale di una società terza, ma ciò nonostante fattura le prestazioni rese come proprie. Il reato contestato, infatti, è sorretto dal dolo specifico di favorire l’evasione fiscale di terzi.

Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 14-07-2014) 03-12-2014, n. 50847

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ZECCA Gaetanino – Presidente – Dott. BIANCHI Luisa – Consigliere – Dott. IZZO Fausto – rel. Consigliere – Dott. CIAMPI Francesco Mar – Consigliere – Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere – ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso proposto da: S.G., n. a (OMISSIS); avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Imperia del 5/3/2014 (nr. 10/2014);

udita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Fausto Izzo;

udite le richieste del P.G. Dott. Alfredo Pompeo Viola, che ha concluso per l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata.

Svolgimento del processo
1. Con ordinanza del 31/5/2013 il Tribunale di Imperia accoglieva l’istanza di riesame proposta dagli indagati S.G. e M.M. (rispettivamente legali rappresentanti della A.B. Service s.r.l. e della M.G.S. s.r.l.), annullando il decreto di sequestro preventivo per equivalente sino alla concorrenza della somma di Euro 459.941,82, emesso dal locale G.i.p. in relazione al reato di emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti (riguardo al rapporto contrattuale tra AB Service s.r.l. e M.G.S. s.r.l.).Osservava il Tribunale che dagli atti non emergeva la prova del fumus commissi delicti in ordine all’elemento soggettivo.

2. Con ordinanza del 15/10/2013 la terza sezione della Corte di Cassazione, giudicando sul ricorso del P.M., annullava con rinvio il provvedimento del Riesame.

Nel ricostruire la vicenda la corte di legittimità evidenziava che, secondo l’ipotesi accusatoria, la SDA Express s.p.a. aveva appaltato la gestione e distribuzione di spedizioni per conto terzi nelle province di Savona ed Imperia alla M.G.M. s.r.l., che l’aveva subappaltato alla AB Service s.r.l., società priva di dipendenti che, pertanto, a sua volta, aveva stipulato un contratto di appalto di servizi logistici con la AB Service Coop. s.r.l. i cui dipendenti avevano in realtà prestato la loro attività in favore della M.G.M. s.r.l., ricevendo un inquadramento giuridico ed economico deteriore rispetto a quello dei dipendenti della MGS s.r.l.

Per effetto di tale articolato meccanismo, secondo l’ipotesi accusatoria, risultavano violate le norme in materia di somministrazione di manodopera di cui al D.Lgs. n. 276/2003, non risultando nè la AB Service s.r.l. nè la AB Service Coop s.r.l.

iscritte nell’apposito Albo; risultavano altresì violate le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, (art. 8, comma 1, e art. 2) perchè il P. (quale legale rappresentante della AB Service Coop s.r.l. con sede in Pinerolo) aveva emesso, nell’anno 2009 fatture per operazioni soggettivamente inesistenti in favore della AB Service s.r.l. per un importo di Euro 4.628.500,00 al fine di consentirle l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, mentre L.S. (quale l.r. della AB Service s.r.l.) aveva emesso nell’anno 2009 fatture per operazioni oggettivamente inesistenti in favore della M.G.S. s.r.l. per un importo di Euro 1.136.863,00 al medesimo fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Il M., a sua volta, nella qualità di l.r. della M.G.S. s.r.l., al fine di evadere le imposte, avvalendosi delle fatture emesse dalla AB Service s.r.l., per l’ammontare di Euro 1.136.863,00 per operazioni inesistenti, indicava nelle dichiarazioni IVA e dei redditi anno 2009 elementi passivi fittizi.

Ciò premesso, la corte rammentava, come già affermato dalla giurisprudenza di legittimità, che il dolo nel reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 17525 del 17/03/2010 Ud. dep. 07/05/2010 Rv. 246991), è costituito dal “fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto”, comprensivo del fine di conseguire un indebito rimborso o il riconoscimento di un inesistente credito d’imposta e del fine di consentirli a terzi. Tale fine può anche non essere esclusivo nel senso che il reato non è escluso se commesso anche con lo scopo di trarre un profitto personale.

In altre parole, altre finalità possono concorrere con quella fiscale, ma quest’ultima deve sempre sussistere perchè, mancando il dolo di evasione, il reato non è configurabile. Ha ricordato la Corte che, nel ritenere configurabile il reato anche in caso di fatturazione solo soggettivamente falsa, la giurisprudenza ha precisato che anche in tal caso è possibile conseguire il fine illecito indicato dalla norma in esame, ovvero consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 20353 del 17/03/2010 Ud. dep. 28/05/2010 Rv. 247110; Sez. 3, Sentenza n. 14707 del 14/11/2007 Ud. dep. 09/04/2008 Rv. 239658).

Nel caso di specie, il Tribunale di Imperia aveva rilevato, con riferimento alla posizione della M.G.S. che, anche in assenza della interposizione fittizia di AB Service, s.r.l. le prestazioni in oggetto sarebbero state ugualmente fatturate da AB Service Coop s.r.l. nei confronti di MSG, il che, sempre secondo il Tribunale, stava a significare che quest’ultima avrebbe sostenuto in ogni caso dei costi effettivi suscettibili di essere iscritti nelle dichiarazioni dei redditi e che il corrispettivo dell’appalto non sarebbe stato inferiore a quello concordato con AB Service s.r.l., ma semmai superiore. Per tali ragioni, riferendosi esclusivamente all’illecito profitto conseguito da MSG – in mancanza di dati sulla AB Service s.r.l. – aveva finito per ritenere la mancanza di prova del fumus sotto il profilo dell’elemento soggettivo.

Rilevava la Corte di legittimità, però, che così ragionando il Tribunale si era discostato dai principi esposti perchè, dando per scontato un fatto tutto da verificare (e cioè che le prestazioni, in assenza della fittizia interposizione, sarebbero state ugualmente fatturate da AB Service Cooperativa s.r.l. nei confronti di. M.S.G.), non aveva valorizzato il dato fondamentale che la AB Service s.r.l.

non era stata parte nel rapporto commerciale con MGS e quindi la fatturazione per le inesistenti operazioni tra le due società erano finalizzate, al momento del loro compimento, ad una indebita detrazione fiscale da parte di MGS s.r.l. Sulla base di tali valutazioni annullava con rinvio il provvedimento del Riesame.

3. Giudicando in sede di rinvio, il Tribunale del Riesame di Imperia in data 5/3/2014 disponeva nuovamente il sequestro preventivo precedentemente annullato.

Osservava il Tribunale che era provato come le maestranze della AB Service Coop avessero lavorato alle dirette dipendenze della MGS, di tal che nessuna prestazione di servizio era stata effettuata dalla Coop alla predetta società ed alla AB Service; dal che la inesistenza soggettiva ed oggettiva delle prestazioni fatturate.

Analoghe considerazioni andavano fatte per le fatture emesse dalla AB Service in favore della MGS, per cui le fatture emesse non potevano che avere la finalità di garantire una indebita detrazione fiscale.

4. Avverso il provvedimento ha proposto ricorso per cassazione, per violazione di legge il difensore di S.G..

Premetteva il difensore che anche a dare per fondata la ricostruzione degli eventi fatta dal Tribunale, il M. (amministratore della MGS) aveva sottratto al fisco la complessiva somma di Euro 459.941,82 di cui Euro 193.643,41 per IVA ed il resto a titolo di imposte dirette. Poichè nella sentenza di rinvio il rapporto tra la MGS e la AB Service dello S. era stato ritenuto afferente ad operazioni “soggettivamente inesistenti”, doveva essere tenuta presente la giurisprudenza che in tali casi ritiene indeducibili i costi ai fini IVA, ma deducibili ai fini delle imposte dirette. Pertanto, il sequestro doveva essere annullato o, quantomeno, limitato agli importi minori relativi all’IVA illegittimamente dedotta.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.

2. Va premesso che la ricostruzione della vicenda processuale, allo stato delle indagini preliminari, così come illustrato nel provvedimento impugnato, presenta un quadro di solidità indiziaria che neanche il ricorrente efficacemente contesta.

In tale ricostruzione la AB Service Coop. eroga prestazioni soggettivamente inesistenti, in quanto apparentemente rivolte alla AB Service s.r.l., ma in realtà dirette alla M.G.S..

A sua volta la AB Service s.r.l., priva di qualsiasi effettiva struttura aziendale, fattura prestazioni in favore della M.G.S., senza averle in realtà mai erogate e da qui la contestazione nel capo C) di emissione di fatture per operazioni “oggettivamente” inesistenti.

Ciò premesso i motivi di ricorso sono ancorati quasi esclusivamente alla circostanza che la 3^ sezione della Cassazione, nella sentenza di annullamento con rinvio, al terz’ultimo rigo della motivazione definisce le operazioni commerciali tra la M.S.G. e la AB Service s.r.l. “soggettivamente” inesistenti.

Si tratta di un evidente errore materiale, avendo in tutta la motivazione, come già illustrato, configurato la fatturazione della AB Service come “oggettivamente” inesistente, ed invece quella della Cooperativa come “soggettivamente inesistente”.

Ciò giustifica la sottoposizione a sequestro per equivalente della intera somma evasa.

3. Quanto alla presenza dell’elemento psicologico del reato, questa Corte di legittimità ha già avuto modo di specificare che l’elemento soggettivo del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti è rappresentato dal dolo specifico di favorire l’evasione fiscale di terzi (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 17525 del 17/03/2010 Ud. (dep. 07/05/2010), Rv. 246991; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13244 del 15/03/2006 Cc. (dep. 13/04/2006), Rv. 234541).

Nel caso di specie, tenuto conto che la AB Service s.r.l. non aveva una reale struttura aziendale e non era in grado di erogare le prestazioni oggetto del subappalto, correttamente il riesame ne ha dedotto la consapevolezza da parte degli organi amministrativi della finalità di illecito fiscale connessa alla fatturazione.

Segue all’infondatezza del ricorso, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 14 luglio 2014. Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2014