COME NASCONO LE PROCEDURE DI VOLUNTARY DISCLOSURE
IL CONTESTO INTERNAZIONALE
Sullo sfondo di una crisi economica e sociale che ha profondamente segnato l’Occidente e che ha messo in ginocchio istituzioni finanziarie e Stati con un debito pubblico elevato, è emersa l’esigenza di bandire e isolare i cosiddetti Paradisi Fiscali. E’ così che inizia una vera e propria offensiva contro l’evasione fiscale internazionale. Le strade battute sono essenzialmente tre:

  • lo scambio di informazioni fiscali allargato al maggior numero possibile di Paesi aderenti
  • un rafforzamento del legame tra evasione fiscale e reato di riciclaggio;
  • l’introduzione di programmi premiali di voluntary disclosure per riportare alla luce patrimoni e risorse finanziarie occultati nei Paradisi Fiscali.

Già nel 2005 l’OCSE, modificando l’art. 26 del Modello contro le doppie imposizioni, aveva cancellato il segreto bancario. Ma è stato con il G20 del 2009 che I Grandi del mondo hanno deciso di imporre standard globali sullo scambio di informazioni.

I Paesi non collaborativi sono stati progressivamente isolati attraverso l’inserimento in apposite liste di Stati non trasparenti, con conseguenti pesanti sanzioni che hanno limitato l’operatività di questi Stati verso l’estero e, in generale, sui mercati globali.

A questo si è aggiunto l’impegno del GAFI – l’organizzazione intergovernativa deputata all’elaborazione ed allo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali di origine illecita – che, oltre ad aver stabilito che anche i reati tributari ovunque commessi potessero costituire il presupposto del reato di riciclaggio, ha istituito registri pubblici ufficiali a livello centrale, contenenti le informazioni sui proprietari effettivi di tutte le entità giuridiche, compresi società, trust e fondazioni.

Fondamentale è stata, inoltre, la politica adottata nel 2010 dagli U.S.A. con la normativa FACTA ( Foreign Compliance Account Tax Act) mediante la quale si è prevista l’obbligatorietà per gli stati esteri di comunicare all’I.R.S. i nominativi dei soggetti fiscali statunitensi titolari di relazioni bancarie estere, pena l’applicazione di una ritenuta del 30% su tutti i redditi di origine statunitense percepiti dagli intermediari.

La vera e propria rivoluzione copernicana è tuttavia arrivata lo scorso gennaio con la pubblicazione, ad opera dell’OCSE, del Common Reporting Standard, modello in cui si è incluso  lo scambio automatico di informazioni fiscali.

Numerosissimi Stati si sono impegnati a fare proprio questo standard entro il 2017. Ben 65 Nazioni hanno sottoscritto la convenzione: tra questi, oltre all’Italia, anche la Svizzera, Andorra, Lichtestein, San Marino, Lussemburgo, Belgio ed Austria.

L’insieme di tutte queste iniziative, sostenuto da un approccio multilaterale, ha indotto molti governi ad introdurre voluntary compliance programmes, ossia una serie di procedure tese a incentivare la regolarizzazione dei capitali all’estero e la collaborazione volontaria, affiancando al pagamento integrale delle imposte per gli anni ancora accertabili, la riduzione delle sanzioni amministrative e la non punibilità di diverse condotte penalmente rilevanti.

Indice del documento

  1. COME NASCONO LE PROCEDURE DI VOLUNTARY DISCLOSURE – IL CONTESTO INTERNAZIONALE
  2. LA VOLUNTARY DISCOSURE NELLE ESPERIENZE STRANIERE
  3. DAL MONITORAGGIO FISCALE ALLA VOLUNTARY DISCLOSURE ITALIANA
    • Ambito soggettivo di applicazione della disciplina sul monitoraggio fiscale:
    • Ambito oggettivo del monitoraggio fiscale:
    • Esonero oggettivo:
    • Sanzioni applicabili
  4. VOLUNTARY DISCLOSURE
    Proposta di legge italiana A.S. n. 1642

    • Ambito soggettivo di applicazione della Voluntary Disclosure:
    • Ambito oggettivo:
    • Procedura di collaborazione volontaria
    • Sanzioni amministrative
    • Collaborazione volontaria e sanzioni penali
    • Autoriciclaggio:Ambito oggettivo
    • Procedura di collaborazione volontaria
    • Sanzioni amministrative
    • Collaborazione volontaria e sanzioni penali
    • Autoriciclaggio

 

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