Giovedì 5 marzo 2015 si è tenuto al Centro Congressi di Lugano, con il patrocinio della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ed il coordinamento tecnico del Centro Studi Solegal, un convegno sul punto di vista svizzero e italiano a proposito della nuova disciplina nazionale della voluntary disclosure, introdotta con la l. 15 dicembre 2014, n. 186.

Sono intervenuti importanti relatori, tra cui, in particolare, per la Svizzera l’Avv. Edy Salmina e l’Avv. John Noseda, Procuratore Generale del Ministero Pubblico del Canton Ticino.

L’Avv. Salmina ha illustrato le possibili violazioni penali previste dalla legislazione sia svizzera sia italiana configurabili in assenza di adesione al programma di collaborazione volontaria italiana. Ha esposto come gli intermediari elvetici non siano punibili ai sensi del Codice Penale svizzero ma rischino anche il concorso nei fatti sanzionati penalmente in Italia, con instaurazione di un procedimento penale in Italia ai sensi dell’art. 10 c.p.

L’Avv. Noseda si è soffermato sull’analisi della condotta di frode fiscale oggetto di incriminazione in Svizzera, specificando che la stessa è configurabile unicamente mediante l’utilizzo di documenti artefatti, comprese le autodichiarazioni. Inoltre, per le imposte dirette, deve essere superata la soglia di punibilità di CHF 300.000 all’anno mentre per quella indirette questo limite consiste in CHF 15.000 annui.

A partire probabilmente dal prossimo luglio – se entro il 2 aprile 2015 non verrà proposto referendum sul punto – questa fattispecie sarà inclusa tra i reati presupposto del riciclaggio. Ciò comporterà notevoli e rilevanti conseguenze sull’ammissibilità delle rogatorie internazionali inerenti non solo il riciclaggio ma anche l’evasione fiscale.

Come ribadito dal Procuratore Noseda, infatti, nonostante questa modifica sia irretroattiva in territorio elvetico, sarà utilizzata come parametro per accertare la presenza della doppia punibilità della condotta anche per fatti compiuti prima della sua entrata in vigore. La rogatoria è un atto amministrativo di natura procedimentale e, pertanto, non trova applicazione il principio di non retroattività della legge penale.

Infine, il Procuratore Generale ha affermato che nell’ipotesi in cui sia accertata la commissione in Svizzera del reato di riciclaggio di proventi di frodi fiscali commesse all’estero, l’Autorità inquirente elvetica comunicherà spontaneamente, indipendentemente da qualsiasi tipo di richiesta, al competente organo giudiziario italiano i risultati delle indagini poste in essere, stimolando l’attivazione di rogatoria internazionale.

Il punto di vista italiano è stato efficacemente esposto, tra gli altri, dal Dott. Paolo Ielo, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Questo ha illustrato il nuovo reato di autoriciclaggio, introdotto all’art. 648ter.1 c.p. dalla l. 186/2014. Nel dettaglio, ha affermato come si tratti di un reato proprio – il cui autore può essere unicamente il soggetto che commesso o concorso a porre in essere il delitto presupposto – e di pericolo concreto, richiedendo la concreta idoneità a spezzare la tracciabilità delle attività movimentate.

Così configurata la disciplina, gli intermediari finanziari, in assenza di partecipazione nel reato presupposto del contribuente, risponderanno di riciclaggio e non di concorso in autoriciclaggio.

Sono intervenuti alti funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Nel dettaglio, sono intervenuti il Dott. Eduardo Ursilli, Direttore Vicario, la Dott.ssa Emiliana Bandettini, Direttore Centrale Aggiunto dell’Ufficio Accertamenti, ed il Dott. Antonio Martino, Responsabile UCIFI.

Sono state fornite importanti anticipazioni dell’attesa circolare che andrà a chiarire punti controversi della disciplina sulla voluntary disclosure e che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni. Gli argomenti trattati sono stati i seguenti:

  • Obbligo di disclosure anche di redditi oggetto di violazione non connessi ad attività estere. I funzionari hanno precisato come l’ambito di applicazione della disciplina di cui alla l. 186/2014 debba essere esteso altresì ai soggetti che, seppur non detengano capitali esteri da regolarizzare, siano incorsi in una violazione dichiarativa;
  • Effetti dell’incompleta voluntary disclosure. La collaborazione volontaria dovrebbe avere ad oggetto l’intero patrimonio del contribuente ma se, tuttavia, questo non avviene in buona fede, i funzionari dell’Agenzia delle Entrate hanno specificato come non si produrrà automaticamente l’invalidità della procedura. L’Amministrazione Finanziaria, infatti, provvederà ad emettere un avviso di accertamento integrativo per le violazioni escluse dalla disclosure. La procedura, al contrario, non si perfezionerà in ipotesi di omissioni consapevoli e, quindi, in mala fede;
  • Cause di preclusione. Come già avvenuto per lo scudo fiscale, è stato precisato che il ricevimento di un avviso di accertamento per uno specifico anno di imposta non costituirà una modalità di formale conoscenza di una verifica fiscale, idonea ad impedire l’accesso alla voluntary disclosure per gli ulteriori periodi accertabili. Questo nella volontà di favorire il cittadino e la regolarizzazione dei suoi capitali;
  • Detrazione dei crediti per le imposte versate all’estero. Nonostante l’art. 165, c. 8, TUIR impedisca il riconoscimento dei crediti di imposta sorti a seguito dell’imposizione fiscale su redditi maturati all’estero, la circolare dovrebbe prevedere la loro detraibilità, se sufficientemente documentati. Si tratta di un’importante novità volta ad incentivare l’adesione alla procedura ed a diminuirne i costi.

Nuovi spunti di riflessione sull’interpretazione della disciplina sulla voluntary disclosure sono stati forniti dall’Avv. Sebastiano Stufano.

Analizzando i precipitati penali conseguenti all’accesso alla procedura, ha evidenziato gli effetti della discrasia tra l’ampiezza dei termini di prescrizione dei reati tributari e i più brevi termini di decadenza dell’accertamento eseguito dalla firma dell’accordo Italia-Svizzera.

Poiché la causa di non punibilità dei reati tributari è riferita esclusivamente agli imponibili ed alle imposte oggetto di collaborazione volontaria (art. 5quinquies, c. 2, d.l. 167/1990), una disclosure che abbia per oggetto solo gli ultimi quattro anni non copre eventuali illeciti fiscali di rilevanza penale commessi in anni precedenti non oggetto di disclosure (fino al limite prescrizionale di sette anni e mezzo).

Questa limitazione non è invece applicabile per il delitto di autoriciclaggio. Qui la norma estende la non punibilità rispetto agli attivi regolarizzati e non già agli imponibili ed alle imposte.

Sul piano dei principi, l’Avv. Stufano ha sostenuto la non obbligatorietà di procedere alla voluntary disclosure domestica per tutti i casi in cui manchi una connessione con la disclosure internazionale. E questo perché nella legge l’estensione della possibilità di accedere alla collaborazione volontaria per i soggetti che non hanno commesso violazioni in tema di monitoraggio fiscale è strutturata come una facoltà e non già un obbligo. Oltretutto, se, come ricordato dalla Dott.ssa Emiliana Bandettini, Direttore Centrale Aggiunto dell’Ufficio Accertamenti, la voluntary disclosure domestica è stata voluta  dal legislatore per evitare profili discriminatori (e questo risulta dai lavori parlamentari), la logica conseguenza è la sua natura facoltativa.

L’Avv. Gianluca Gigantino ha esposto le novità intervenute sullo scambio di informazioni ai fini fiscali tra Italia e Svizzera.

Il 23 febbraio 2015 è stato sottoscritto l’accordo sullo scambio automatico di informazioni tra questi due Paesi, in attuazione dell’art. 27 OCSE e delle indicazioni contenute nel commentario. Questa convenzione ha comportato la riduzione dei periodi accertabili per le attività detenute in territorio elvetico ed ha disposto l’attivazione della procedura di scambio automatico a partire dal gennaio 2017, in relazione alle posizioni attive dal 1 gennaio 2016.

Di particolare rilevanza pratica è stata altresì l’illustrazione dell’Avv. Vincenzo José Cavallaro di alcuni casi particolari oggetto di regolarizzazione: i trusts, le fondazioni, gli immobili e le polizze.

Nel regolare la disclosure, il legislatore ha considerato unicamente le attività di natura finanziaria, creando alcune difficoltà applicative per i contribuenti intestatari di strutture estere con caratteri diversi. Questo è evidente non solo per i trust, nei quali il patrimonio destinato al beneficiario è nella disponibilità di un soggetto terzo ed estraneo alla disclosure (il trustee), ma anche per gli immobili, per definizione inamovibili.

In correlazione agli ultimi fatti di attualità, è emersa la problematica relativa all’utilizzo di polizze vita assicurative a soli fini speculativi. Simili contratti non possono più essere soggetti al regime fiscale agevolato proprio di questi strumenti ma devono essere tassati come investimenti. Difficoltosa, tuttavia, si dimostra la loro indicazione e valorizzazione nell’istanza di collaborazione volontaria, non adatta all’esatta rappresentazione delle loro peculiarità.

L’Avv. Camilla Consorti è intervenuta, invece, sul rapporto tra disclosure ed obblighi antiriciclaggio.

In assenza di un’espressa disciplina normativa, l’adempimento degli obblighi di cui al d.lgs. 2312/2007 è stato confermato dalla circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 9 gennaio 2015.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato che nessuna segnalazione antiriciclaggio debba essere inoltrata da parte del professionista che sconsigli al contribuente la disclosure prima del conferimento di un mandato. In questo caso, infatti, il cittadino non può essere ancora qualificato come cliente. Tuttavia, la deroga all’osservanza dei doveri antiriciclaggio, prevista dall’art. 12, c. 2, d.lgs. 231/2007, non trova applicazione dopo il conferimento del mandato, posto che si esula da un procedimento di natura giudiziaria.

Questa interpretazione è stata considerata dalla relatrice contradditoria sia rispetto alle implicazioni penali e tributarie della disclosure – il contribuente vuole evitare l’avvio di un procedimento giudiziario sia penale sia tributario – sia rispetto alle raccomandazioni GAFI, che ricomprendono nella deroga anche il procedimento amministrativo.

Una conseguenza favorevole di quanto affermato dal Ministero, tuttavia, può essere individuata in capo agli intermediari finanziari: se il cliente non è tale in assenza di un rapporto professionale sottostante, cadono gli obblighi antiriciclaggio per l’intermediario cui venga confidata la presenza di attività estere non dichiarate e la volontà di regolarizzarle.

È stato sottolineato, infine, che anche gli uffici della Pubblica Amministrazione, compresi quelli dell’Agenzia delle Entrate, sono soggetti agli obblighi antiriciclaggio, ai sensi dell’art. 10 d.lgs. 231/2007. E l’Agenzia, ricevendo l’istanza di voluntary disclosure, i documenti e le relazioni del professionista, ha tutti gli elementi per stabilire se “l’operazione” sia sospetta o meno.

L’intermediario italiano interviene solo dopo la presentazione dell’istanza all’Agenzia delle Entrate e, adottando semplici cautele di congelamento del conto corrente fino al buon esito della procedura, assolve il suo compito in modo coerente rispetto alla previsione di autoriciclaggio.